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Dark Skies: fantascienza low budget e ambiguità aliene.

In Nicheldome on 6 aprile 2013 at 10:21
Dark Skies (2013)

Dark Skies (2013)

Una serie di tranquille tavole di vita quotidiana, dove sul fondo sempre sventola la bandiera degli Stati Uniti d’America, ci introduce alla vita famigliare non troppo tranquilla dei Barrett. La musica fa da contrasto pesante a queste prime immagini all’apparenza serene, e non sembra un buon presagio per un film dal lieto fine. Difatti alla famiglia Barrett incominciano a capitare strane cose, tipo ritrovare gli oggetti di casa sistemati in impossibili composizioni o non ritrovare più alcuna foto di famiglia in qualsiasi portaritratti di casa. Il piccolo Sam confessa alla madre che un uomo gli appare in sogno, ma che questi gli ha anche vietato di parlare di lui agli altri.

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Kadan Rockett

Dark skies (2013) sembra la storia del solito bambino posseduto da qualcuno o qualcosa, soprattutto quando la madre (Keri Russell) trova i soliti disegni rivelatori del figlio, eppure non è la solita storia del bambino posseduto, nemmeno quando in una scena dal chiaro sapore hitchcockiano uno stormo di uccelli decide di suicidarsi sbattendo sulla casa della famiglia Barrett.

Paranormal Activity 4 (2012)

Paranormal Activity 4 (2012)

Dark skies non è nemmeno un nuovo episodio di Paranormal Activity, quando il padre (Josh Hamilton) decide di installare un sistema di sorveglianza video in tutte le stanze della casa.

Dark Skies è in realtà un film di fantascienza, perché la famiglia Barrett è stata presa di mira da altre forme di vita aliene.

Sin City (2005)

Sin City (2005)

Dopo una lunga esperienza nel campo degli effetti visivi, da Jurassic Park (1997) a Sin City (2005) per capirsi, e dopo la regia di due film come Legion (2009) e Priest (2011) altrettanto ricchi di effetti visivi, il regista e sceneggiatore Scott Stewart realizza con dark skies un interessante film di fantascienza proprio quando rinuncia alla maggior parte dei suoi trucchi e si chiude in casa con quattro attori ed un modesto budget rispetto ai precedenti lavori. Dark skies alla fine è un film tutto sommato sincero e che riesce a non essere crossover nonostante tutti i tentativi di sceneggiatura.

Independence Day (1996)

Independence Day (1996)

Per tutto il film, infatti, si rimane comunque in una dimensione reale, quotidiana e familiare (i due genitori a lavoro, le avventure sentimentali dell’altro figlio Jesse), concentrati cioè sul racconto di un singolo nucleo, indifeso di fronte ad una minaccia esterna. Siamo ovviamente lontani anni luce dall’abbuffata nazional popolare di Independence Day (1996) di Roland Emmerich perché il film di Stewart aderisce saldamente su un terreno invece, quello della nuova fantascienza, molto più concreto, e in qualche modo già fertile qualche anno fa con

District 9 (2009)

District 9 (2009)

pellicole come Monsters (2010) di Gareth Edwards e District 9 (2009) di Neil Blomkamp, entrambe riconducibili ad una science-fiction più coerente nella lettura del contemporaneo, nonché rinunciataria di tutto il corollario visivo classico (è il caso di Monster) in favore della storia, dei protagonisti, e del messaggio.

Cane di paglia (1971)

Cane di paglia (1971)

Un po’ Cane di paglia (1971) di Sam Peckinpah volendo, e in qualche modo anche un film ambiguo, che da un lato denuncia l’assenza delle istituzioni in questo lento abbandono del nucleo famigliare (poliziotti e medici che accusano la famiglia stessa), ma dall’altro si manifesta questa denuncia con una sottile ed ammaliante malinconia (la scena con la famiglia barricata che guarda alla tv le immagini della statua della libertà durante la festa nazionale).

Dark skies (2013)

Dark skies (2013)

Dark skies proprio per non essere mai riuscito ad affondare il colpo fino in fondo, non lascerà il segno: per un target di pubblico troppo vario, dagli insoddisfatti di Signs (2002) di M. Night Shyamalan fino agli affezionati di Poltergeist (1982) di Tobe Hooper, passando per quelli che non noteranno le strane similitudini con l’horror thriller Sinister (2013) di Scott Derrickson. Il finale allude ad un sequel, e visto il botteghino alla prima settimana in sala, le probabilità sono buone.

  1. Un film con tante ambizioni ma con scarsi risultati.
    Non che sia bruttissimo ma non parte mai. Troppo serioso: gli alieni non esistono quindi perché tanta paura di usare qualche effetto o di stravolgere improvvisamente la trama?
    Tutto banale e scontato. Sembra scritto dal classico impiegato mediocre nei fine settimana. Privo di fantasia, privo di suspence.
    Privo. Punto.

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