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Killer Joe, il ritorno di un maestro.

In Nicheldome on 19 ottobre 2012 at 13:22

Joe Cooper è uno sbirro, ma come secondo lavoro fa il killer professionista. Ad avere bisogno di lui è Chris, uno sbandato cui danno la caccia per una partita di coca che sua madre si è sniffata. Chris vuole farla fuori, perché ha saputo dall’amante di lei che ha un’assicurazione sulla vita, e così convince tutta la sua famiglia, altrettanto sbandata, ad assoldare Joe Cooper per eliminarla.

Killer Joe, il nuovo film di William Friedkin, ha un plot semplice, che per certi versi ricorda Fargo (1996) dei fratelli Coen, e tanti altri film, ma che per una natura quasi anarchica si distanzia dalla maggior parte dei simili. Partendo infatti da una storia di “omicidio perfetto” che Friedkin sa davvero ben mettere in scena, e lavorando molto sulla caratterizzazione dei personaggi al limite del grottesco, spingendo con forza sulla metafora (il Texas violento e corrotto, uno stato affamato solo di cosce di pollo fritto e nulla più), Killer Joe ti introduce quasi per gioco in un mondo che scoppia invece di violenza, assurda e tirata, grottesca e maniacale, indifendibile, quasi ai limiti dell’horror. Sarebbe ancora una volta Fargo, al quale manca però proprio Killer Joe.

Inizio folgorante e nessuna flessione dei nervi fino alla fellatio con coscia di pollo fritto, un film tiratissimo quasi come il protagonista, Killer Joe è un delirio di citazioni e passaggi di genere dal facile incastro, un film che va liscio come l’olio passando dal western al noir, dal thriller alla commedia, da Fargo a Henry pioggia di sangue (1986) di John McNaughton (scena al tavolo tra Joe e Dottie), perché Killer Joe è anche Lynch, è Tarantino, è Hitchcock ed anche il primo Tobe Hooper, un po’, ma soprattutto Killer Joe è un sorprendente Matthew McConaughey perché nella trama le cose ovviamente non vanno come dovrebbero andare, ed allora Killer Joe era meglio non averlo mai incontrato.

Nel suo ultimo lavoro William Friedkin ha ancora voglia di sperimentare e spingersi oltre, questa volta superando anche le difficoltà claustrofobiche dell’incompreso Bug – Paranoia (2006), film precedente a Killer Joe prima della pausa teatrale del regista, perchè ancora una volta tutto avviene principalmente in un appartamento, un luogo privato (una famiglia che decide l’uccisione della madre), con personaggi questa volta molto meglio definiti (dal Ansel padre senza spina dorsale alla figlia visionaria Dottie) meno cervellotici, calati in labirinto narrativo del quale si ha già chiara la mappa, ma che i protagonisti affrontano tutti con un proprio ritmo vitale, dall’inizio alla fine, coerenti fino alla tragedia.

Spiazzante, il Friedkin che tanto aspetti, e che finalmente arriva.

  1. […] in tutte quelle parole aggiunte ai silenzi meravigliosi dei primi due protagonisti, gli impagabili Matthew McConaughey e Woody Harrelson, ancora presenti con il loro fantasmi quando si vede in questa seconda stagione […]

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  2. […]  (2001) di Alejandro Amenábar costruito su un ben dosato timing paranoico alla Bug (2006) di William Friedkin) distruggendosi purtroppo in un finale necessario al genere, e per fortuna, almeno […]

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  3. […] una rivoltella come regalo… inizia così, con un botto enorme, uno dei film più riusciti di William Friedkin, il regista che ha saputo mischiare meglio di molti altri suoi colleghi azione e tensione, cinismo […]

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  4. […] Killer in viaggio di Ben Wheatlty – L’amore è una coppia folle, come il suo regista. Killer Joe di William Friedkin – Non c’è età per mettere il pollo in bocca a tutti. Magic Mike di Steven […]

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    Tom 🙂

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