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To Rome with nothing.

In Nicheldome on 26 agosto 2012 at 21:52

Non seguivo più Woody Allen da tempo, e forse non stavo sbagliando. La conferma di questa scelta è arrivata allora proprio in sala, quando ho scelto di andare a vedere (in seconda visione) il suo ultimo, stanco, povero lavoro: To Rome with love.

Dopo i primi minuti, in cui le scene sembravano davvero attaccate con lo sputo, la tentazione di abbandonare la sala è stata forte, ma in tempo di crisi non me la sono sentita di buttare i soldi del biglietto e quindi mi sono spinto fino al finale pur di capire del perché di questa bufala cinematografica.

To Rome with love viene distribuito come una commedia ad episodi intrecciati, costruita sul meccanismo dell’omaggio al cinema italiano, e sostenuta dalla partecipazione di star commerciali europee riconosciute a livello internazionale (da Roberto Benigni a Penelope Cruz per intendersi). Un progetto quindi che non ha una vera e propria storia e che proprio a causa di questi “ambiziosi” intenti fatica a sviluppare, narrativamente e cinematograficamente, un vero e proprio affetto da parte del pubblico.

Personaggi deboli, battute poco efficaci, e soprattutto meccanismi fin troppo elementari del racconto si mescolano in un progetto che ha del diabolico anche nel product placement. Una presa per i fondelli dalla prima all’ultima inquadratura probabilmente (si salvano solo l’episodio del cantante lirico che si esprime al meglio solo sotto la doccia e la battuta a letto del ladro Scamarcio) che ripropone ovviamente anche l’unico tema caro al regista, ovvero la coppia scannerizzata attraverso l’esplosione sentimental/ormonale.

A metà strada tra un omaggio al cinema di Federico Fellini e ad una strizzatina di occhio al cinema di Sergio Martino, poco ci manca di vedere arrivare anche Pasquale Zagaria (in arte Lino Banfi) pronto a nascondersi sotto le lenzuola (cosa che capita invece a Riccardo Scamarcio).

L’unica giustificazione che ho trovato ad una siffatta architettura di presa in giro è ovviamente quella economica. Solo un grande regista pieno di debiti può accettare di dirigere e firmare un polpettone di siffatta pesantezza e spacciarlo come commedia, ma non potendo confermare questa supposizione ho provato a cercare altre giustificazioni, arrivando all’unica davvero plausibile: come il protagonista che egli stesso interpreta, Allen dovrebbe andare in pensione ma non riesce ad accettarlo, e così obbliga il pubblico che lo segue a performance poco convincenti, ai limiti del surreale.

Se tutto questo fosse stato ammesso dal regista al primo ciak, oggi probabilmente si potrebbe parlare di un capolavoro di sincerità, ma poiché si avverte per tutta la durata del film una netta distanza del regista dal suo lavoro, ho capito soltanto che molto probabilmente continuerò a non seguire più Woody Allen.

Per inciso, nel film c’è anche Alec Baldwin che interpreta il doppio ruolo di chi rivive una situazione già vissuta trent’anni prima e fa da “coscienza” parlante a chi la sta vivendo adesso (situazione sentimentale complicata ovviamente). Bene, se nessuno ricorda un film decentemente interpretato da Alec Baldwin, può capire allora di quale nave ho visto affondare.

  1. […] dirige Alvaro Vitali, di quelle brevissime per intenderci. Funziona praticamente solo Lino Banfi nel ruolo del politico stagionato, ed è […]

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  2. Molto d’accordo, purtroppo…

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