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Angst (1983) – Una sconosciuta angoscia austriaca.

In Nicheldome on 22 luglio 2012 at 19:06

Quando vedi un film di genere su un serial killer, specialmente se si è passati sia per Fritz Lang che per John Carpenter, approdando a The Bunny Game (2010) di Adam Rehmeier, è difficile che qualcosa di nuovo possa davvero colpirti. Eppure ogni tanto, specie ponendo lo sguardo indietro nel tempo, salta fuori ancora qualcosa in grado di sorprenderti. È il caso del film austriaco Angst (1983) di Gerald Kargl, l’ennesima scheggia impazzita finita troppo presto nel dimenticatoio.

La storia è quella di uno psicopatico, un malato di schizofrenia che dopo l’ultima condanna scontata di dieci anni per l’ennesimo omicidio, viene rimesso in libertà. Nemmeno il tempo di togliersi l’ombra del carcere dalle spalle che il protagonista si rimette subito alla caccia di qualche vittima per soddisfare la propria brama di sadismo. Questa ricerca davvero allucinata lo conduce in una villa dove massacra madre, figlio adulto su sedia a rotelle e figlia donna (l’intera sequenza ricorda molto la violenza privata di Alex ed i suoi compagni in Arancia Meccanica (1971) di Stanley Kubrick, sia per l’abbondante uso della camera a terra che del grandangolo). È un delirio irrefrenabile mosso dall’ingiustificabile desiderio di un uomo che non pensa ad altro che ad uccidere, ed il cui solo pensiero gli crea un’estasi costante ed angosciosa, magistralmente rappresentata dalla macchina da presa di Zbigniew Rybczyński.

Non è tanto, infatti, che si tratti di una pellicola su uno psicopatico (character tratto per altro dalla cronaca nera austriaca di quegli anni) quanto che dietro la macchina da presa (e collaboratore anche alla sceneggiatura) ci sia proprio un fenomeno come Zbigniew Rybczyński (fresco di premio Oscar con il corto Tango), autore in Angst di un girato impossibile, che sfida l’altro grande visionario polacco Andrzej Zulawski in quanto a visionarietà e sforzo della visione.

Si tratta infatti di un approccio stilistico da un lato molto connesso con la natura schizofrenica del protagonista (bodycam estreme e grandangolo), ma da un lato anche molto spinto nella sua “praticità” laddove tutti i difetti di movimento della camera perfettamente si adattano ancora di più alla schizofrenia del personaggio. Inventando accrocchi e marchingegni, modificando quelli già esistenti e inventandone di altri, come mai visti se non solo in Soy cuba (1964) di Mikhail Kalatozov, Rybczyński riesce a mettere la camera dove nessuno potrebbe, e riesce a farlo per tutta la durata del film, come nessuno dovrebbe.

Tra una scrittura efficace e in concreto priva di dialoghi (tutto monologo interiore ad eccezione del breve documentario biografico con voce narrante in testa), un impatto visivo davvero notevole, e una colonna sonora importante (Tangerine Dream) lo sfortunato produttore/regista Kargl azzecca anche l’interprete principale (il cui volto è quello davvero “angosciato” di Erwin Leder) ma fallisce nel momento in cui con questa riuscita alchimia realizza uno dei film più violenti e arrivati del cinema, e per questo subito snobbato e dimenticato dalla distribuzione ufficiale. Un capolavoro del genere, nemmeno troppo low budget, anzi, che però si è perso per strada, guadagnando fama ed eco solo tra i cultori del genere.

Prova davvero fisica per tutti gli attori nella lunga scena in casa, in qualche modo il film potrebbe aver influenzato Henry – Pioggia di sangue (1986) di John McNaughton per la rappresentazione molto realistica, di tutt’altro stile visivo, sicuramente più fredda, e per il coinvolgimento degli attori. È sicuramente un punto di riferimento invece del regista francese Gaspard Noè sia come visionarietà che come temi, evidente sia in Seul contre tous (1998) che in film come Irreversible (2002). Tra l’altro il visionario regista francese è anche colui che ha dato alle stampe il dvd di questo piccolo ed assurdo capolavoro austriaco.

Una banda di matti che non poteva non riservare un angolino anche per l’italiano Romano Scavolini che nel 1981 realizzò il film Nightmare negli Stati Uniti, altra biografia su un killer psicopatico in libertà, in verità molto sconclusionato come lavoro ma con un protagonista che ricorda quello di Angst per movenze e colori.

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