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Incubo nella mente danneggiata, di un italiano.

In DropOut on 17 luglio 2012 at 15:28

Un uomo si sveglia con un corpo di donna fatto a pezzi nel suo letto, la testa mozzata della donna apre gli occhi, l’uomo urla e si ritrova legato ad una sedia da manicomio con attorno due infermieri che lo impasticcano di nuovo, e l’incubo riparte. È così che inizia Nightmare (1981) il film americano di Romano Scavolini alla sua

prima trasferta negli Stati Uniti, seguendo le gesta di un folle malato di schizofrenia e amnesia omicida, che scappato dal manicomio nel quale era sotto analisi passa il tempo tra stalking e omicidi di donne con figli, lontane dai loro mariti. Si tratta ovviamente di un vissuto rimosso, di un trauma infantile che lo perseguita da sempre, e che ritorna spesso nell’immagine di lui da bambino.

Non siamo certo di fronte ad una sceneggiatura originale, tumblr_nc5lsaqR7r1s4k68uo1_500perchè Il film di Scavolini in effetti allude alla “scaletta” del prototipo del genere, Halloween (1978) di John Carpenter, ma il personaggio del film italiano é decisamente differente nel suo essere più europeo, più debole e soprattutto molto più low budget anche nelle motivazioni che lo portano a massacrare gente, e di certo non viene in aiuto nemmeno un montaggio istintivo ma confuso. Tempo narrativo scandito dalla progressione dei giorni (con tanto di cartello dedicato) che aiuta a seguirlo come si può. È forse proprio il girato da vero low budget, con quella grana sporca che fa tanto sleazy, che aggiunge un briciolo di interesse ad una storia che difficilmente avanza dopo l’ottima opening scene.

Nightmare in a damaged brain (altro nome con il quale il film è stato distribuito) è un film comunque assurdo, una meteora impazzita nel cinema underground americano, diretta da un regista che si era congedato dal cinema italiano con una distratta doppietta composta da Cuore (1973) tratto dal romanzo di Edmondo De Amicis e Servo suo (1973) in una incursione nel cinema erotico.

Polemiche per i cartelloni del film sul nome di Tom Savini come consulente degli effetti speciali, il quale fece causa perché venisse tolto.

Oltre la gustosa opening scene, una interessante camminata notturna per le strade ricche di fauna da marciapiede, mentre si sente in voice over il profilo psicologico dell’assassino: è sostanzialmente un voyeur.

E lo siamo anche noi.

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Luciano Lapadula

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