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78 – Ottobre (1928)

In Senza categoria on 10 giugno 2012 at 12:21

Ottobre. – Sergej M. Ejzenštejn (U.R.S.S. – 1928 – 108′ b/n)

Attori: V. Nikandrov, Vladimir Popov, Boris Livanov, Eduard Tisse, i soldati dell’Armata Rossa ed i contadini di Leningrado

Titolo originale: Oktiabr’

Il terzo film del regista russo Sergej M. Ejzenštejn, ispirato al reportage giornalistico I dieci giorni che sconvolsero il mondo di John Reed [1], mostra in meno di due ore, i dieci giorni cruciali della Rivoluzione d’Ottobre. Concentrato sulla moltitudine come soggetto principale della narrazione Ejzenštejn è il primo regista a rendere la massa, il popolo, protagonista di un racconto cinematografico, perché Ottobre non vive nell’esperienza del singolo (se non nel mito di Lenin che aggrappato alla bandiera affronta il mal tempo nel suo comizio alla stazione in Scandinavia) ma di una forte identificazione collettiva in un progetto comune: la rivoluzione contadina e operaia, commissionata al regista per il decennale della Rivoluzione. Ottobre infatti, come la maggior parte dei lavori del cinema russo, è un progetto filmico su commissione governativa, una sceneggiatura scritta con l’obiettivo di mantenere in vita un percorso collettivo rivoluzionario, ed un lavoro che quindi fu dato al pubblico con un anno di ritardo, proiettato per la prima volta a Leningrado il 20 gennaio 1928, proprio perchè fu necessario snellire il materiale girato, soprattutto delle immagini che riguardavano Trotzkij, ormai in ribasso per l’ascesa di Stalin  [2], e quelle di Zinov’ev [3]. Un film scritto dalla storia.

Ingabbiato quindi da un percorso creativo che ha già tutto scritto, dall’inizio alla fine, Ejzenštejn accetta e rispetta come sempre di scrivere per la propaganda pagine di storia del cinema sovietico, ma usa questa sontuosa commissione soprattutto con l’impegno di sperimentare l’oggetto filmico approdando a nuove intuizioni non inferiori a quelle già viste nel precedente Sciopero (1925): prima di tutto viene la selezione degli eventi che, ridotta al tempo cinematografico di quasi due ore, si basa su una ricostruzione priva di un tempo sistematico ma basato su ellissi temporali legate fra loro dall’uso delle simbologie e del montaggio intellettuale; poi viene la vera rappresentazione dei fatti attraverso l’uso del montaggio intellettuale puro (o cinedialettica): l’uomo che spara sulla folla, in un violentissimo alternarsi del suo primo piano con due diverse inquadrature del mitragliatore; la morte di un rivoluzionario con i colpi inferti dagli ombrelli delle donne borghesi ed il cavallo azzoppato durante la rivolta; l’impressionante crudezza con la quale mostra il sollevamento dei ponti, con il cavalo che rimane appeso ed affonda quando cade anche il primo tentativo di rivoluzione bolscevica; la deificazione di Karenskij ottenuta con il montaggio di lui e di divinità buddiste, africane e cristiane [4] ed il pavone metallico che mostra il ventaglio delle sue piume; il Governo Provvisorio trasformato in abiti appoggiati sulle poltrone; gli interventi dei menscevichi e le strimpellate che divertono il pubblico; la diffusione del messaggio rivoluzionario con il montaggio degli orologi mondiali.

È davvero un altro tipo di cinema rispetto a quello proposto da un altro padre del cinema classico, l’americano David W. Griffith (con Ejzenštejn considerato pioniere del montaggio). Entrambe le scuole si differenziano, infatti, sia per tecnica che per intenzioni. Nel cinema americano di Griffith il montaggio è imprescindibilmente legato alla narratività cui si presta anche la regia: la sceneggiatura è centrale all’intero processo creativo; il montaggio proposto da Ejzenštejn esula in qualche modo la narrazione lineare e fa emergere la volontà del regista. Come ha detto infatti lo storico Jean Mitry, chi ha fatto cadere il busto di Napoleone? Lo stesso Ejzenštejn[5] perché vantaggiando l’efficacia del montaggio sull’efficacia della narrazione, egli fa trovare il busto di Napoleone rotto in terra (contenuto simbolico riuscito) senza dare l’immagine  allo spettatore di come sia caduto (elemento narrativo) e quindi fallendo, secondo la teoria americana, nello scopo cinematografico nel suo complesso, nella soluzione di un meccanismo che unisce narrazione e simbolismo. Ciò che però il montaggio russo riesce a dire, eludendo questa linearità, è il concetto: Napoleone (così come La primavera di Rodin) non rappresentano il movimento rivoluzionario, proprio a causa della loro ferma, immobile sostanza, ed è per questo che il suo busto è distrutto.

È evidente che il cinema russo, completamente immerso nella ricerca del linguaggio filmico, proponga con Ejzenštejn un’alternativa non indifferente al cinema americano: tanto è profonda la ricerca fatta sul linguaggio da parte del regista russo che in questo film si possono trovare anche dei primi accenni al costruttivismo sovietico, filone avanguardista che influenzò più tardi la cultura sovversiva tedesca della Bauhaus [6], nel modo di porre lo sguardo sulle strutture architettoniche (edifici, chiese e palazzi militari) e sulla serialità del sistema di produzione industriale (in questo film composizioni di proiettili e fucili). Molto legato dunque ancora agli esperimenti sulle potenzialità del montaggio delle attrazioni, Ottobre è una sontuosa opera di valore storico non solo perché ricostruisce un periodo che ha segnato la svolta delle ideologie mondiali, ma anche per la forte capacità che anche in questo film Ejzenštejn mostra, ancora giovane sebbene al suo terzo importante lavoro, di saper costruire immagini complesse ma di ampio impatto visivo. Tutta la sequenza dell’assalto al Palazzo d’Inverno, ripresa dall’alto con un campo lunghissimo, è inimmaginabile ai giorni nostri, se non su un set interamente ricostruito, mentre Ejzenštejn ebbe a disposizione parte della città intera. A questa pellicola collaborò anche Eduard Tissè (che compare nel film), il grande fotografo del cinema muto sovietico, ma tutto questo non bastò all’epoca a salvare il regista dalle accuse di un eccesso di sperimentalismo ed estetica intellettuale. Al termine delle polemiche il regista lasciò il paese nel 1929 per recarsi all’estero ed apprendere la tecnica del sonoro.

Trama: Russia. Pietrogrado (San Pietroburgo). 1917. La statua dello Zar Alessandro III è tirata giù dal popolo in rivolta, ma purtroppo dissidi interni e la guerra portano alla fame. Alla stazione ferroviaria al confine con la Finlandia arriva però Lenin a spingere il popolo contro il Governo provvisorio per trasferire il potere ai soviet. Il primo grande raduno è però disperso dall’intervento dei militari che sparano sulla folla ed il progetto bolscevico affonda e le sue sedi sono distrutte. Si riuniscono gli stati generali e il militare Alessandro Karenskij è messo a capo del Governo provvisorio. In nome di Dio e della Patria è chiesto l’intervento del generale Kornilov mentre la propaganda bolscevica contatta e riunisce tutte le rappresentanze militari e rivoluzionarie del paese. Il governo, inerme, è costretto a difendersi facendo ricorso ai detenuti e schierando tutto il proprio arsenale, ma nel frattempo lo stesso Karenskij con rappresentanti degli Stati Generali fugge dal Palazzo d’Inverno. Il proletariato di Pietrogrado impara ad imbracciare le armi mentre al contempo è votata l’insurrezione dal Comitato Centrale della Rivoluzione. È il 25 ottobre ed è bloccato l’accesso della nave da guerra Aurora poiché i rivoluzionari conquistano i ponti della città. I cosacchi preferiscono tenersi fuori mentre si riunisce al contempo il secondo Congresso dei soviet nel quale vince la posizione bolscevica su quelle moderate. Il palazzo d’Inverno è difeso da un gruppo di fedelissimi ma al segnale convenuto, le forze bolsceviche e rivoluzionarie lo assaltano e danno la caccia stanza per stanza agli ultimi rimasti. È rovesciato il Governo provvisorio e Lenin, che sale sul palco del Congresso dei Soviet, può annunciare a tutto il mondo l’avvenuta rivoluzione operaia e contadina.


[1] Antonio Costa. Saper vedere il cinema. Bompiani

[2] Alfonso Canziani. Cinema di tutto il mondo. Mondadori

[3] Paolo Mereghetti. Dizionario dei film 2000. Baldini & Castoldi

[4] Paolo Mereghetti. Dizionario dei film 2000. Baldini & Castoldi.

[5] Jean Mitry. Storia del cinema sperimentale. CLUEB

[6] Eric J. Hobsbawn. Il secolo breve. Biblioteca Universale Rizzoli.

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