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Il terzo uomo: l’Europa cinica del dopoguerra.

In Il Tempo Ritrovato, Nicheldome on 12 marzo 2012 at 14:34

Il terzo uomo Carol Reed (G.B. – 1949 – 104′ b/n).

Vienna 1947. La seconda guerra mondiale è appena terminata e la capitale austriaca è controllata dalle forze militari russe, americane, inglesi e francesi. In città giunge lo scrittore Holly Martins, invitato dall’amico Harry Lime. Giunto a casa di questo però, lo scrittore scopre proprio della morte del suo amico appena avvenuta a causa di un incidente stradale. La polizia militare indaga poiché la fama di Harry è quella di un criminale mentre Holly ha da subito qualche dubbio sulle circostanze della sua morte. Entrando nel giro di amicizie del defunto conosce un ambiguo barone austriaco, il rumeno Popescu, ed un’attrice cecoslovacca, Anna Schmidt, amante di Harry, la quale anche mostra dubbi circa la morte del suo uomo. Facendo un sopralluogo sulla scena del delitto Holly ottiene un’importante informazione da parte del portiere che aveva assistito all’incidente: assieme al gruppo di amici, presenti in quella fatalità, c’era anche un terzo uomo del quale nessuno sembra sapere nulla. Il portiere dello stabile non ha ancora detto tutta la verità, e quando decide di farlo viene assassinato ed i sospetti cadono proprio sullo scrittore, accusato da un bambino che lo aveva visto litigare qualche giorno prima proprio con quello. A mettersi di traverso nelle indagini dello scrittore è il maggiore britannico Calloway che informa Holly circa il contrabbando di morfina diluita che il suo amico Harry aveva messo su, mietendo molte vittime tra militari feriti e donne partorienti. Lo scrittore si lascia convincere dal maggiore e deluso dal business del suo migliore amico decide di abbandonare le ricerche e di ripartire il giorno dopo. La notte prima decide di ubriacarsi e di passare da Anna per comunicarle la sua decisione ma quando esce dalla casa di questa si accorge di essere pedinato proprio da Harry. Lo scrittore informa il maggiore e con il suo aiuto scopre un passaggio segreto che porta alle fogne e attraverso il quale Harry si è dileguato. Il maggiore fa aprire la tomba di Harry e scopre che al suo interno c’è un altro cadavere. Harry e Holly finalmente riescono a incontrarsi, concordando un appuntamento sulla ruota panoramica della capitale, e la delusione di Holly aumenta di fronte al cinismo del suo amico. Lo scrittore decide allora di informare il maggiore inglese che riesce a stanare Harry ancora una volta nelle fogne, dove è ucciso. Questa volta il funerale di Harry è vero.

Noir britannico con variante complottistica, il film di Carol Reed è uno degli ultimi gioielli del genere. Vincitore della Palma d’oro a Cannes, del BAFTA e del premio Oscar per la miglior fotografia (di Robert Krasker), il film è tratto da un romanzo di successo di Graham Greene, che ha contribuito alla sceneggiatura assieme ad Alexander Korda, Orson Welles e lo stesso regista londinese. Sofisticato nel meccanismo, infatti, il film si regge su una figura che manca (quella del morto) ed una presunta (appunto il terzo uomo) attorno alle quali si ritrovano personaggi ben caratterizzati che hanno sempre qualcosa da nascondere: il barone decaduto (che suona il violino nei locali per sopravvivere) il sospetto rumeno Popescu, l’attrice con passaporto falso (interpretata dall’italiana Alida Valli), tutti complici o presunti tali di un complicato e mortale business da mercato nero. Il film funziona per tanti motivi, primo fra tutti il suo protagonista, tipico character hitchcockiano, uno scrittore di romanzi d’avventura che si ritrova come in un suo romanzo a fare l’eroe, involontario, in una città in pieno caos, dove tutti hanno qualcosa da nascondere o barattare. Proprio l’ambientazione storica poi conferisce al lavoro di Carol Reed quell’elemento in più che lo rende un film unico: una Vienna ancora esausta dal conflitto, piena di rovine e lussuosi appartamenti in fatiscenti palazzi, una precarietà costante di storia e ambiente che si amalgamano in un noir cui non manca nulla, con tanto di viaggio (fine) continuamente rimandato sin dai primi minuti. A questo scenario post bellico si aggiunge quello storico e politico, con una capitale militarizzata e divisa in zone e differenti regole d’interesse, in tempo per una cinica fotografia dell’Europa intera del dopoguerra ed in anticipo su quello che diventerà un tema portante dei successivi cinquanta anni: la guerra fredda. Dopo gli orrori della guerra dunque Graham Greene propone allora nuovi mostri all’orizzonte: colpa, peccato, amicizia e tradimento [i]. Da un punto di vista fotografico, oltre l’ottimo bianco e nero espressionista di Robert Krasker, anche la scelta “abbondante” di quadri sbilanciati (quasi horror) che accrescono, attraverso l’esasperazione del grandangolo, la delirante ricerca di un protagonista confuso e disorientato di fronte al luogo quanto ai fatti. Non possono non vedersi similitudini e diversità con un altro capolavoro del genere, Casablanca (1942) di Michael Curtiz, la cui sostanziale differenza sta proprio nel tono, più pessimistico nel testo di Graham Greene rispetto alla sceneggiatura di Julius Epstein per il film con Humphrey Bogart, sostanzialmente differenti per motivi storici (se si considera che Il terzo uomo esce dopo la guerra e gli orrori dei campi di concentramento).

La celebre battuta sugli svizzeri, che in cinquecento anni di storia pacifica hanno solo inventato l’orologio a cucù, è di Orson Welles, del quale si disse tutto su questo film, dai capricci per una parte troppo piccola fino al suo coinvolgimento proprio nella regia, ma del quale si ricorda soprattutto l’ennesima interpretazione che permette a Harry Lime di aggiungersi alla già ricca galleria di cinici potenti cui Orson Welles ha prestato la sua immagine.

Per molti anni Lime divenne un sinonimo di Welles che portò il personaggio in una serie radiofonica di trentanove puntate: Le avventure di Harry Lime [ii]. Nel 1999 Il terzo uomo fu scelto come miglior lungometraggio mai realizzato nella storia del cinema britannico [iii]. Ne esiste una versione colorizzata al computer [iv].


[i] Massimo Moscati. Breve storia del cinema. Bompiani. pg. 161

[ii] Morando Morandini. Dizionario dei film 2004.

[iii] Scheda introduttiva del documentario Shadowing the third man (2004) di Frederick Baker.

[iv] Paolo Mereghetti. Il dizionario dei film 2000.

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  1. […] genre, soprattutto noir e thriller: Il fuggiasco (1946), Idolo infranto (1948) ma soprattutto Il terzo uomo (1949), con Orson Welles nella parte dello spacciatore Harry Lime, sono i suoi più riusciti lavori, […]

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