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H2Odio – L’immagine più della storia.

In Nicheldome on 10 marzo 2012 at 21:58

H2Odio – Alex Infascelli (ITALIA – 2006 – 88′ col.)

Ho rimandato la visione di H2Odio fino a poco tempo fa. Forse l’ho rimandata troppo, perché il film, in effetti, è del 2006, ma credo di potermi giustificare perché i due film precedenti che Alex Infascelli aveva realizzato non mi avevano convinto del tutto, sebbene entrambi avessero comunque proposto finalmente qualcosa di nuovo nel cinema di genere italiano, sia Almost Blue (2000) tratto da un breve romanzo di Carlo Lucarelli, che il Siero della vanità (2004) sceneggiato con Niccolò Ammaniti.

Credo di aver rimandato così tanto la visione perché del primo avevo letto il libro e mi era piaciuto (e il film un po’ meno) mentre del secondo avevo visto un’altra trasposizione, Io non ho paura (2003) di Gabriele Salvatores, sceneggiato proprio da Ammaniti, e poiché mi era piaciuto il film questa volta, avevo storto il naso con Il siero della vanità perché debole proprio nella storia.

Credo allora di non aver dato troppa fiducia al regista, e per questo ho rimandato la visione di H2Odio per così tanto tempo. E forse non avevo esagerato.

H2Odio inaftti parte da un concetto molto interessante, quello del gemello che manca dalla nascita ad una persona su otto (come recitano le didascalie in coda) perché nel ventre materno, quando questo accade, chi nasce è un sopravvissuto, prima ancora che un figlio.

Così H2Odio è la storia di un gruppo di ragazze che si reca su un’isola per fare una dieta a base di sola acqua e bastoncini di liquirizia. La casa nella quale sono ospiti è di Olivia, una di loro,  che purtroppo fa parte di quella casistica gemellare di cui sopra, che quindi soffre di disturbi psicologici dovuti al rimorso di non aver avuto una sorella, e di esserne probabilmente la causa. Le sue compagne d’avventura purtroppo finiranno come la sorella mai nata, e Olivia continuerà a essere l’unica sopravvissuta.

Tutto perfetto, un tema affascinante, una struttura tipica da thriller italiano (vedasi casa sull’isola di 5 bambole per la luna d’agosto (1970) di Mario Bava), un’idea alla Marco Ferreri dal sapore di abbuffata d’acqua, tutto in una storia che però non raggiunge mai davvero un punto e narrativamente si trascina verso una scontata conclusione. Quel che c’era di più da chiarire lo fanno due stringate didascalie finali.

Difettato dunque come la maggior parte dei thriller italiani degli Anni Settanta, H2Odio non è comunque un brutto film, perché Alex Infascelli è un talento visivo del cinema italiano, uno che sperimenta e fa ricerca, uno che se cita il lavoro di un maestro non irrita come la perfezione di Quentin Tarantino, perché sembra farlo di natura: dissolvenze incrociate coraggiose, fuori fuoco spinti, silhouette, montaggio serrato, tutto sempre ben miscelato da un sincero gusto musicale.  Questo è Alex Infascelli e questo è soprattutto H2Odio, che solo per questo andrebbe visto.

Ma H2Odio è anche un film che non è mai uscito nelle sale, perché è il primo film del regista distribuito direttamente nelle edicole, e per questo visibile solo su piccoli supporti. Perso in qualche festival, la fortuna di poterlo vedere sul grande schermo si poteva considerare già da subito statisticamente più ardua del parto gemellare. Peccato, perché H2Odio è un film che avrebbe meritato la sala perché è la maggior parte dei fotogrammi che mostra questo bisogno.

Personaggi deboli, appena abbozzati, discontinuità narrative, il film nel suo complesso è comunque un riuscito omaggio al genere, sincero e complessivamente originale.

PS: c’è anche Platinette (Mauro Coruzzi non truccato) che fa lo psicanalista. Per fortuna per la maggior parte del tempo non è lui a fuoco, ma un cubo di Rubik che armeggia tra le mani.

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