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The Walking Dead from Africa.

In DropOut on 23 febbraio 2012 at 23:21

C’è un fenomeno in giro, o presunto tale. Il fenomeno è la serie televisiva The Walking Dead giunta orami alla terza serie. Fenomeno presunto tale perché scelta come erede di un altro fenomeno della televisione, la serie Lost, e già solo per questo costantemente sotto i riflettori. A segnalarne il successo sono i fedelissimi del tubo quindi, ma anche appassionati di comics (seriali) dalle quali pagine è stato tratto proprio The Walking Dead, e anche la metà dei blockbusters prodotti negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni a dire il vero.

Per chi ha un po’ seguito The Walking Dead, ed ha anche una mezza cultura del genere, questo fenomeno può apparire quanto meno un po’ gonfiato: prima serie passata in scioltezza senza nulla di eclatante e alcuna variazione sul tema, mentre la seconda serie si annacqua per dire (peggio) quel che George A. Romero ha riassunto nel suo Survival of the Dead (che suona già un po’ troppo come Lost + The Walking Dead). Ed anche Romero era apparso un po’ stanco, figuriamoci una seconda serie televisiva intera.

I protagonisti di The Walking Dead? Cliché di sicuro successo.

E pensare che il trend rilanciato da Danny Boyle con 28 giorni dopo (2002) sembrava potersi esaurire già con la scesa in campo di George Romero con Land of the Dead (2005), eppure gli zombi hanno continuato a tornare tra i vivi, tra cloni e remakes, underground e mainstream, senza davvero mai esaurire il discorso.

Sarà che il mondo è sempre più in guerra, e che l’orrore ormai è il cibo degli occhi. Senza domande, senza contenuti.

Tra tutti questi fenomeni presunti e scialbe ripetizioni, spicca però la variante africana, dal sintetico titolo The Dead (2010) degli inglesi Howard J. Ford e Jonathan Ford (due che non facevano un film da 10 anni e questo se lo sono prodotto). The Dead ha qualcosa di interessante nella scelta della sua originale location, un’Africa assetata e militarizzata (girato tra il Ghana e il Burkina Faso), infestata da lenti morti viventi che si trascinano tra dune e capanne, in un angoscioso fotogramma senza orizzonte. I protagonisti sono due, un militare nero e uno bianco, che in un lungo viaggio sotto il sole ripercorrono tutte le tappe del genere, sfruttando al massimo la scelta del racconto on the road. Un cammino continuo già visto che sorprende però perché ad angosciare veramente è la paura di finire senza benzina, o senza acqua, nel bel mezzo del nulla, piuttosto che finire in pasto agli zombi (effetti speciali e make up di scuola vintage ma dignitosa). Gli zombie infatti, per quanto sono lenti, sono quasi l’ultimo dei problemi dei due militari, entrambi speranzosi di ricongiungersi con i loro cari sopravvissuti. Anche per The Dead nessuna grossa variazione sul tema, tantomeno nel finale (davvero vintage, piacerebbe a Tarantino e Rodriguez) per un racconto che procede soprattutto grazie al confronto bianco/nero padrone/servo America/Africa forse non del tutto bilanciato, o quantomeno chiarito.

Non un fenomeno, non originale (ricorda anche Monsters (2010) di Gareth Edwards, il film fantascienza britannico “on the road”) il film dei Ford Brothers ha però il gusto di un vero scenario diverso e rischioso, e di portare a termine un film nella maggior parte riuscito come un film di Lucio Fulci d’esportazione anni ’80, ed in minor parte mancato, forse proprio a causa un poco chiaro punto di vista

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