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1910 – 1919 // GERMANIA

In Il Tempo Ritrovato on 20 dicembre 2011 at 20:44

Il periodo che arriva fino alla fine della Prima Guerra Mondiale è un vero monopolio della potente compagnia danese Nordisk che domina il mercato del paese tedesco. Guido Seeber è il primo a costruire uno studio cinematografico più grande a Berlino nel 1911, mentre il nome dell’attrice Henny Porten viene indicato nei titoli di testa per la prima volta nel film Adressatin verstorben (1912) di Adolf Gärtner.

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Ernst Lubitsch

Nel 1913 a Berlino le sale fisse raggiungono il numero di 206 ma la produzione nazionale è molto scarsa ancora, nonostante la produzione di oltre 353 film da una bobina, ma a dominare il mercato sono sempre Francia e Danimarca. Inizia l’era dei kinopalaste, sale cinematografiche con oltre un migliaio di posti a sedere. In questi anni si mostra la necessità di riconoscere la figura dell’autore, ma intesa ancora legata solo a quella dello sceneggiatore, e non del regista. Nel film La ditta si sposa (1914) di Carl Wihlem fa esordio come attore il futuro sceneggiatore e regista Ernst Lubitsch.

Olaf Fønss nella serie Homunculus (1916)

Olaf Fønss nella serie Homunculus (1916)

Approfittando della situazione critica in Europa infatti, la Germania decide di partecipare alla Prima Guerra Mondiale invadendo il Belgio nell’agosto del 1914 e concludendo il conflitto sul tavolo dei perdenti. Di grane successo è una produzione a episodi Homunculus (1916) di Otto Rippert e interpretato dall’attore danese Olaf Fønss. Il film Wilde Warren e la morte (1917) del produttore e regista Joe May porta la firma del giovane Fritz Lang.

È un duro colpo per il popolo tedesco che decide, anche attraverso il cinema, di affrontare un necessario rilancio della propria immagine “germanica”. È il generale Ludendorff ad intuire le potenzialità propagandistiche del cinematografo, istituendo nel 1917 la BUFA, seguita poi dall’UFA, l’Universum Film Aktiengesellshaft, fondata proprio nel 1918, a conflitto chiuso, e con un capitale di 25 milioni di marchi. Il primo obiettivo è quello di difendersi dall’importazione di pellicole danesi, in special modo quelle della Nordisk, della quale vengono acquistate tutte le sale presenti in questo paese.

Diversi dagli altri (1919)

Diverso dagli altri (1919)

Gran cinema spettacolare è quello ancora una volta di Joe May che realizza La verità vince (1919) dotato di grandi qualità spettacolari. Dopo l’abolizione della censura nel 1918 nella Repubblica di Weimar, sono realizzate le prime Aufklarungsfilme, pellicole di delucidazione che affrontano per lo più temi sessuali: il più importante dei quali è forse Diverso dagli altri (1919) del produttore e regista Richard Oswald, primo film a difesa della causa omosessuale. Tra gli attori c’è Conrad Veidt.  Lo scandalo suscitato dal film fece reintrodurre la censura nel 1920. Dall’accostamento del cinema alle esperienze artistiche delle avanguardie storiche, impegnate soprattutto nella valorizzazione dello spazio e dagli esperimenti teatrali del regista Max Reinhardt durante tutta la Prima Guerra Mondiale, nasce l’espressionismo tedesco con il film Il gabinetto del dottor Caligari (1919) di Robert Wiene, cui si deve anche il caligarismo, definizione adottata per tutte quelle rappresentazioni cinematografiche basate su scenografie e metodi di recitazione di derivazione teatrale e pittorica il cui obiettivo principale è quello di offrire al pubblico una visione deformata della realtà, come accade appunto nel film di Wiene. I rappresentanti di questa corrente sono principalmente i figli della borghesia che si schierano contro il modello cinematografico industriale di massa e contro qualsiasi corrente artistica esistente, liberando “freudianamente” l’io dai condizionamenti delle regole. I motti dell’espressionismo sono principalmente tre: spirito e demonio (geist), pulsione e istinto (drang) ed essenzialità (wesenheit). Il punto di vista dell’espressionismo quindi osserva l’essenzialità delle cose, asciugandole il più possibile e liberandole da significati non contingenti all’azione o all’epicità drammatica. Ma quando nasce l’espressionismo cinematografico infatti, quello artistico è già in una fase decadente, perchè le sue origini teatrali per esempio si rifanno agli insegnamenti di George Fuchs, fondatore nel 1913 del Teatro artistico nella città di Monaco.

Il gabinetto del Dr. Caligari (1919)

Il gabinetto del Dr. Caligari (1919)

È comunque con il film di Wiene che la critica storica del cinema fa solitamente coincidere una “volontà cosciente” di fare cinema attraverso il pensiero espressionista (attingendo sia dalla pittura che dal teatro) poiché prima di questo film esistono comunque diversi film “contagiati” dall’espressionismo, senza che questi ne avessero fatto una vera scelta stilistica. Ovviamente, per la sua costruzione filmica così artificiale, non sarà considerato da tutti come un punto focale della storia del cinema, anzi, autori come Sergej M. Ejzenštejn o André Bazin lo considereranno una “eresia” o addirittura una “tomba” [1].

L’espressionismo non è l’unica “liberazione” tedesca, terminata la guerra infatti, i cineasti tedeschi possono approfittare della temporanea abolizione della censura e lanciarsi anche in piccole produzioni sessuali educative, realizzando cioè i cosiddetti sexualaufklarung, con la partecipazione di medici e scene pruriginose. Il cinema tedesco libera i corpi dunque prima di molti altri in tutta Europa, aderendo in questo ad una tradizione decisamente più nordica del cinema europeo.

È infine con il film Harakiri (1919) che il regista di origini austriache Fritz Lang, si fa apprezzare al pubblico tedesco.

[1] B. Eisenschitz. Breve storia del cinema tedesco. Lindau. pg. 35

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  1. […] del regista, il film infatti permise a Murnau e ad altri cineasti di uscire dalla gabbia che l’espressionismo tedesco si stava costruendo, ricavando la stessa inquietudine teorica senza le scenografie ormai classiche […]

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  2. […] uomo nero, un misto tra mister Hyde e l’imbonitore da circo interpretato da Werner Krauss ne Il gabinetto del dottor Caligari (1920) di Robert Wiene, e le mani di Freddy […]

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