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Storie di adulti presenti e bambini che mancano. Der Kameramörder – Carnage

In DropOut, Nicheldome on 4 dicembre 2011 at 22:05

Si tratta sicuramente di un caso, eppure a breve distanza uno dall’altro sono usciti due film molto simili tra loro, provenienti da “origini cinematografiche” non così lontane o diverse, ed entrambi praticamente europei: Der Kameramörder (2010) di Robert-Adrian Pejo e Carnage (2011) di Roman Polanski.  Messi insieme, infatti, i due film rappresentano il blocco centrale d’Europa poiché il primo è austroungarico e il secondo sostanzialmente franco-tedesco, il centro nevralgico da dove parte quest’ acuta riflessione.

Der Kameramörder è ambientato al confine austriaco con l’Ungheria, in un’isolata villa in stile bauhaus immersa in un canneto, dove tre bambini spariscono mentre due coppie di adulti si incontrano per passare qualche giorno tranquillo. Le cose ovviamente non vanno come da programma, poiché un folle serial killer ha ripreso l’omicidio dei tre bambini, avvenuto proprio nel canneto, e lo ha postato su internet, sconvolgendo così le coscienza, gli alibi, e i nervi dei quattro protagonisti adulti.

Carnage vede ancora una volta due coppie incontrarsi in un’unica location, ancora una volta due genitori, che discutono su un episodio avvenuto tra i loro figli, ma che in realtà è solo il pretesto per confrontare successi (davvero pochi) e fallimenti di entrambe le coppie di adulti.

Analizzando la struttura narrativa di entrambi i film infatti ci troviamo di fronte a due plot praticamente uguali che cinicamente confluiscono alla stessa conclusione sul mondo degli adulti, anche se il tono è ovviamente diverso per entrambi: il primo è un thriller freddo e misurato, il secondo una commedia nevrotica. In entrambi c’è però un clima di crescente tensione che descrive appunto gli adulti come sempre meno credibili (che mentono agli altri o a loro stessi) da un lato assassini e dall’altro violenti frustrati.

Esteticamente i due lavori sono molto diversi tra loro: Der Kameramorder è un film principalmente di campi lunghi e figure intere (alla Michael Haneke, più navigato regista austriaco), dove è il vuoto a soffocare i protagonisti, mentre per Carnage Polanski ha scelto di lavorare di più sui campi a due (forzato da una location più piccola) costruendo spesso il fotogramma sulle cangianti “posizioni” dei protagonisti. Entrambi i lavori ottengono comunque un sincero effetto di soffocamento che tiene alta la tensione in due pellicole nelle quali sostanzialmente accade davvero poco, sebbene ai protagonisti accada davvero tutto, cambiare continuamente. Si tratta dunque di due lavori che approfondiscono principalmente la natura adulta senza salvarne alcun aspetto, dichiarandola ufficialmente colpevole (Pejo) e immatura (Polanski).

Due film dunque che attraverso i bambini (nel primo film una coppia aspetta un figlio e l’altra non può averne) parlano invece di adulti, di sensi di colpa, di menzogne e che di riflesso ci mostrano bambini incompresi o vittime (perchè non ci sono mai nel film se non nei titoli di testa o su un video), icone mancanti di coppie di adulti troppo concentrati nel gestire le proprie dinamiche.

Questa analogia narrativa, così scarna di “action” e così ricca nell’analisi dei personaggi, che accomuna entrambi gli ultimi lavori di Pejo e Polanski, è anche una forma di resistenza di fronte al nuovo cinema spettacolare del 3D, proprio grazie ad una messa in scena semplice e simbolica (quasi teatrale quella di Polanski, di origini letterarie quella di Pejo) che fa del conflitto tra i protagonisti la propria forza, abbandonando qualsiasi trucco che il cinema digitale in questi anni suggerisce (davvero radicale è infatti la scelta dei titoli di testa e coda di Carnage, composti da due quadri unici, e lentissimi).

Der Kameramörder e Carnage sono dunque una tendenza cinica e stimolante.

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