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Consequenziali capsule di sadismo – The human centipede 1/2/?

In Nicheldome on 2 dicembre 2011 at 01:23

Per adesso sono solo due. Sicuramente saranno tre. Stiamo parlando del progetto filmico di un unico regista, Tom Six, che con lo stesso soggetto/idea ha spostato l’attenzione del genere horror dal “paranormale seriale” a quello (new) sado.  Si tratta del punto di arrivo, a dire la verità, di un percorso iniziato un po’ di anni fa con il boom dei torturer movie (dal più elaborato Saw – L’enigmista (2004) di James Wan al più cruento Hostel (2005) di Eli Roth) e che è arrivato ormai al progetto The human centipede, un’accoppiata (per ora) di film che si distinguono tra loro non solo perché il primo è un First sequence ed il secondo un Full sequence, ma perché sono parte di un affascinante e raccapricciante insetto cinematografico.   Il “millepiedi umano” in questione, ovvero consequenziali capsule di sadismo.

Il primo episodio. The human centipede – First sequence. Il plot è tanto semplice quanto assurdo: uno scienziato fuori di testa (cui presta il suo davvero inquietante volto l’attore tedesco Dieter Laser) sequestra tre persone per portare a termine un esperimento di nessun significato per il genere umano, unire cioè i tre corpi tra loro in modo da ottenere una sorta di millepiedi umano. Siamo in prossimità del nulla dunque, se non della follia di un regista (Tom Six, autore anche dello script) che ha fatto di questa idea stramba quanto assurda il suo successo, perché le vittime sono collegate tra loro attraverso la bocca e l’ano, ottenendo un risultato che se da un lato è stomachevole (si possa immaginare di cosa si nutrono quelli che stanno dietro) dall’altro sembra non portare davvero da nessuna parte.

Privo di qualsiasi approfondimento psicologico dei personaggi, privo di veri effetti speciali, privo di qualsiasi morale, il merito di questo successo dunque sta nel disgusto che questo film provoca, e di chi di questo disgusto si nutre. Un tipo di cinema esasperatamente votato alla provocazione (siamo però lontani dal Peter Jackson di Bad taste – Fuori di testa (1987) con il rito del vomito) dove però un’inquieta aria low budget si diffonde per le stanze che compongono lo scenario unico di questo film. Un film dall’aria malsana al servizio di un’idea davvero grottesca.

The human centipede potrebbe essere anche l’inconscia rivisitazione di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, per questo esplicito rapporto di dominio/sottomissione attraverso l’umiliazione del corpo fino alla coprofagia. È chiaramente una forzatura quest’associazione, soprattutto perché della critica pasoliniana alla società ed al momento storico nel film di Tom Six manca praticamente tutto. Non si può negare però il successo underground di questo primo episodio, che ha nell’attore protagonista il suo punto di forza, con una faccia ai limiti umani del lifting e che si muove come in un film muto. Contribuisce la veste low budget sulla quale ha montato il passaparola e quindi il piccolo successo, cult tra gli amanti del genere. Stiamo parlando di amanti però assuefatti al genere, che non hanno più bisogno di troppi contenuti, ma crudeltà nel salotto di casa, esperimenti (cinematografici) ai limiti del credibile. Tanto ha funzionato però, che se ne è realizzato un sequel.

Il secondo episodio. The human centipede 2 – Full sequence, ha qualcosa di ancor più malsano che completa/sviluppa questo folle progetto di Tom Six. Abbandonato il colore del primo per un più suggestivo bianco e nero, il film segue la follia di un nuovo protagonista (ancora più azzeccato del primo) che per emulare quanto visto nel film, decide di creare un millepiedi umano ancora più lungo, con mezzi non proprio chirurgici, e coinvolgendo addirittura l’attrice che ha partecipato alla realizzazione del primo episodio. La svolta metacinematografica dunque è il vero tassello che mancava per giustificare tutto questo scempio. In The human centipede 2 infatti il regista Tom Six spinge davvero sull’acceleratore (questa volta la merda si vede davvero) portando in scena l’inguardabile ma senza più nemmeno la giustificazione di mal-sano senso low budget che il primo episodio aveva. Full sequence la svolta con la psicanalisi (un po’ troppo facilmente buttata lì) e mette in scena un represso sessuale seguito da una madre aggressiva e da uno psicologo perennemente eccitato (la prima lo umilia e il secondo gli mette le mani addosso) che ha bisogno di creare un millepiedi umano ancor più lungo di quello visto nel film per reagire a questo dominio sessuale (è un simbolo fallico oltre al millepiedi anche il piede di porco con il quale colpisce le vittime). In realtà è tutto scontato “colore” su una storia che altrimenti si sarebbe ripetuta nella medesima maniera.

Se il progetto di Tom Six dovesse davvero continuare, si potrebbe ipotizzare un millepiedi umano ottenuto dall’unione di centinaia di persone, con la semplice variante femminile nel ruolo del protagonista (nel secondo episodio una donna riesce a scappare, con tanto di feto schiacciato sotto i pedali dell’acceleratore). L’impianto sarà probabilmente sempre lo stesso: unica location/lager, un dominatore e un insieme di corpi umiliati.

  1. Grazie Mario…Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che accende la luce. (anche se detto così, “Grazie Mario”, sembra un po’ un saluto a Monicelli…)

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  2. Grazie Mario…Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che accende la luce. (anche se detto così, “Grazie Mario”, sembra un po’ un saluto a Monicelli…)

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