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5 – Freaks (1932)

In Videodrome on 1 settembre 2011 at 18:07

Freaks – Tod Browning – (U.S.A. – 1932 – 64′ b/n)

con: Wallace Ford, Olga Baclanova, Leila Hyams, Harry Earles, Roscoe Ates, Henry Victor

Tod Browning è il regista che più di tutti nella propria carriera si è spinto nella ricerca sul tema delle diversità, dando sostanza e contenuti (ma soprattutto dignità) ad un genere come quello dell’horror che proprio in quegli anni era in piena fase di sviluppo e definizione. Appena concluso Dracula (1931) con Bela Lugosi, Browning realizza forse il più conosciuto (migliore) dei film della sua carriera, una vera summa del cinema browninghiano, modificando la struttura di un racconto originale come Spurs di Tod Robbins (sceneggiatura di W. Goldbeck e Leon Gordon) del quale seppe cogliere sia l’effetto spettacolare che quello umano. L’idea originale di Robbins infatti era molto diversa, poiché storia di un nano che torturava una bella ragazza, plot non riconoscibile in quello di Freaks, se non diametralmente opposto. Cogliendo il valore aggiunto di un microcosmo di diversi, quali il circo rappresenta, Browning infatti scrisse e diresse un lavoro che avrebbe lasciato tutti a bocca aperta, proprio perché più concentrato sul contrasto bellezza/bruttezza, cattiveria/bontà, sogno/incubo.

Che il film avesse comunque un incendiario potenziale è innegabile, tanto che l’effetto dirompente del film iniziò comunque prima dell’esistenza stessa del film, con un cast “fuori dal comune” e con tanto di svenimenti e le fughe che i “mostri” provocarono nelle segretarie e negli assistenti, comparendo nello studio della Metro Goldwyn Mayer e prendendone possesso [1] per tutta durata della lavorazione. Interpretato da autentiche “mostruosità” dunque, quelli che non hanno bisogno di trucchi, i cosiddetti scherzi di natura [2], esseri deformi o dall’aspetto istupidito, balbuzienti, gemelle siamesi che si stanno entrambe per posare con due uomini diversi, uomini-torso, Freaks è un film che non li fa mai sfigurare di fronte a quella che è la ben peggiore disumanità della bella Cleopatra ed alla rozza e volgare esuberanza di Ercole. Un film del genere costituisce un miracolo già solo per la sua esistenza dunque. Un circo di mostruosità estetiche viste e raccontate però come piene d’umanità (la storia d’amore del clown; le preoccupazioni di Frida per Hans; la passione che domina tutte le azioni dei protagonisti), caratterizzato da un forte senso di fratellanza, dove un gruppo coeso nella sua diversità corre in aiuto del nano Hans, in una delle sequenze più tremende (belle) di tutta la pellicola, nell’aggressione ad Ercole sotto il diluvio, per vendicare a loro volta un’aggressione, una violenza, ma soprattutto un’offesa dalla quale quell’uomo e la sua donna non si sono mai tirati indietro.

È un film che racconta anche della vendetta, quella della mostruosità fisica sulla più cinica mostruosità morale: la scena finale ribalta le normali regole dell’inquadratura con la soggettiva dall’alto di Cleopatra che osserva i suoi assalitori: la posizione di dominio che le dovrebbe appartenere è ribaltata in irrequietezza di fronte alla forza misteriosa ed irresistibile che sembra emergere dal sottosuolo [3], l’aggressione dei freaks. I mostri sono mostri, e alla fine agiscono, nella vendetta, come mostri. Senza pietà [4]. Piacque alla Nouvelle Vague, per tutto questo: per l’insieme di corpi che si cimentarono, dagli attori agli addetti ai lavori, tutti insieme in quello che forse è il vero circo, il cinema; e perché Tod Browning ebbe la straordinaria capacità di non indugiare mai sull’aspetto esclusivamente spettacolare che l’immagine freak custodiva in sé, ma ne sviscerò una emotività che solo lui è riuscito a cogliere, rispettare, raccontare. Un film che pone domande semplici, dalle risposte impossibili: cosa stiamo guardando? dov’è l’orrore?

Esiste probabilmente una scena tagliata dal produttore Tallberg, che coincide anche con l’unico grosso buco di sceneggiatura del film: la fine del forzuto Ercole. Si ipotizza che Browning avesse girato la castrazione dell’uomo, per mano di uno dei freak, e che nelle intenzioni del regista doveva ricomparire di nuovo nel circo, come cantante di soprano [5]. Comico (cinico) a tratti (l’impossibilità delle due sorelle di vivere una vita privata è affrontato con una leggerezza disarmante) forse per questo davvero una pellicola triste e profonda, la cui regia giunge alla sublimazione crudelissima di una realtà che, a raccontarla o a vederne delle fotografie, parrebbe intollerabile [6]. Prodotto da Irwing Thalberg della Metro Goldwyn Mayer (che stranamente consegnò carta bianca al regista, intervenendo poi pesantemente al montaggio) Freaks fu anche realizzato perché inserito in un contesto di competizione di mercato, e quindi anche per rispondere al Frankenstein (1931) di James Whale, prodotto dalla specializzata Universal, che aveva a sua volta prodotto anche il precedente film di Tod Browning.

Freaks fu per trent’anni proibito nel Regno Unito [7] e da subito considerato come un film maledetto cui tocco subire una serie di tagli e censure. Uno scenario così composto, con attori mutilati e deformi, verrà riproposto nella stessa misura, se non maggiore, nel western surreale El topo (1971) di Alejandro Jodorowsky; il rapporto gruppo/singolo invece, a sua volta rapporto di condivisione/egoismo, che Browning in questo film definisce con i due antipodi diversi/normali entra in un più ampio filone sviscerato soprattutto a cavallo tra le due guerre, spesso in chiave politica ancor più evidente, come nel film di un altro regista di origini inglesi, Alfred Hitchcock che nel 1944 realizza I prigionieri dell’Oceano, e mettendo in scena la stessa violenza di gruppo, dove i naufraghi aggrediscono, linciano ed uccidono il sopravvissuto tedesco Willy. Prima di lui anche Fritz Lang con più di un lavoro.

Bisognerà attendere invece molti anni prima di rivedere un lavoro come questo, che ha anche nella scelta del cast un proprio simbolo e nucleo narrativo, la cui “immagine diversa” viene ribaltata per far emergere quelle che sono le vere brutture del mondo: Anche i nani hanno incominciato da piccoli (1970) Werner Herzoh o Gummo (1997) di Harmony Korine (non a caso entrambi hanno spesso lavorato assieme) sono tra i più riusciti progetti in questo senso.

Trama. Ad una fiera un uomo esibisce una bestia rara ma prima di mostrarla al pubblico, racconta la sua storia iniziata in un circo francese. Cleopatra, trapezista conosciuta comela Sfinge Volante, era una bella donna che aveva fatto perdere la testa al nano Hans, fidanzato della piccola Frida. In città, non tutti sembravano felici dell’arrivo del circo, popolato d’esseri deformi e mostruosi. Nelle carrozze, il forzuto Ercole litigava con la moglie Venere, consolata dal clown e si metteva d’accordo con Cleopatra per truffare il ricco nano. Hans alla fine c’era cascato ed aveva sposato Cleopatra. Alla cena di matrimonio però, la donna si era rifiutata di entrare a far parte della grande famiglia del circo. Lasciata sola con Hans, aiutata da Ercole, aveva cercato di avvelenare il nano ma era stata scoperta dagli altri componenti del circo i quali, in una notte di tempesta nella quale tutta la carovana era in viaggio, l’avevano aggredita. Alla fiera dove è messa in mostra come bestia rara, essa appare metà donna e metà pennuto.


[1] Alessandro Cappabianca. L’immagine estrema. Costa & Nolan. pg. 35

[2] Massimo Moscati. Breve storia del cinema. Bompiani

[3] Antonio Costa. Saper vedere il cinema. Bompiani

[4] F.Di Giammatteo. Dizionario del cinema americano. Editori riuniti

[5] Alessandro Cappabianca. L’immagine estrema. Costa & Nolan. pg. 39

[6] E.Ghezzi. Paura e desiderio. Bompiani

[7] Morando Morandini. Dizionario dei film 2004. Zanichelli

  1. […] schermo rappresentate da ottimi lavori come Frankenstein (1931) di James Whale, Dracula (1931) e Freaks (1932) di Tod Browning, La partita pericolosa (1932) di E. B. Schoedsack, White zombie (1932) di Victor […]

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