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1895 – 1909 // ITALIA

In Il Tempo Ritrovato on 25 agosto 2011 at 18:03

Il primo brevetto del cinematografo è depositato l’11 novembre 1896 da Filoteo Alberini, un impiegato tecnico dell’Istituto Geografico Militare di Roma. Nello stesso anno Guglielmo Marconi inventa la radio. Anche in questo paese il cinematografo viene introdotto dai fratelli Lumière, perché il brevetto del futuro regista Filoteo Alberini è ancora incompleto nel 1895. Come accade nel resto del mondo anche in Italia non si tratta di vere e proprie regie, ma di operatori alla macchina da presa che realizzavano brevi riprese documentaristiche, spesso incaricati dagli stessi fratelli Lumière: tra i primi operatori attivi in questo paese ci sono Eugène Promio, Ernesto Galli e Giuseppe Filippi. È proprio Eugène Promio a realizzare i primi filmati italiani, tra i quali Approdo di una gondola ai SS. Giovanni e Paolo (1896), anche se il primo filmato girato eseguito da un italiano dovrebbe essere Il bagno di Diana (1896) del piemontese Giuseppe Filippi. Prendendo spunto dalla celebre ripresa dei Lumière, anche il fotografo Italo Pacchioni realizza L’arrivo del treno alla stazione di Milano (1897) dedicandosi poi ai primi lavori a soggetto. Il primo autore italiano a tutti gli effetti è l’illusionista Leopoldo Fregoli il quale realizza e interpreta diverse scenette magiche tra le quali Retroscena – Fregoli dietro le quinte (1898) tra i primi esempi di uso metadiscorsivo del cinema [1]. Intanto il 25 ottobre 1901 venne organizzata una Serata Nera al Politeama Ariosto di Reggio Emilia, con la proiezione di filmati scandalosi e riservata ai suoli uomini adulti [1].

La prima sala cinematografica viene aperta a Firenze nel 1899 da Filoteo Alberini. La prima sala esclusivamente cinematografica romana è inaugurata invece solo nel 1904, il cinema Moderno, oggi ancora attivo. La presa di Roma (1905) di Filoteo Alberini segna probabilmente il punto di partenza della cinematografia italiana, completa di sfruttamento promozionale. Nel 1906 la ditta di Alberini & Santoni viene rilevata e trasformata in società per azioni Cines, guidata da Adolfo Pouchain Foggia, sotto la direzione artistica del francese Gaston Velle. Anche se le produzioni cinematografiche italiane proliferano, specializzate soprattutto in filmetti comici di eco francese come quelli girati e interpretati da Cretinetti (Andrè Deed, attore francese tolto dalla società italiana Cines alla francese Pathè), si avverte ancora qualche ritardo a livello d’ispirazione, creatività, produzione ed organizzazione. I primi intellettuali a preoccuparsi di dar voce alla nuova arte sono Giovanni Papini, che pubblica Filosofia del cinematografo, e Edmondo De Amicis che consegna alle stampe Cinematografo Cerebrale, entrambi  nel 1907. Nello stesso anno l’attivo Filoteo Alberini s’impegna nella realizzazione di brevetti per il cinema progettando una pulitrice per pellicole, una pellicola da 70mm (in anticipo di quasi 50 anni sull’uso che poi se ne farà per “salvare” il cinema), mentre una circolare ministeriale firmata direttamente da Giovanni Giolitti invita i prefetti a controllare le pellicole per garantire la difesa del buon costume [3]. Nel 1908 il regista Giovanni Pastrone risolve il problema del tremolio alla macchina da presa rendendo stabili anche le proiezioni. L’esercizio cinematografico più diffuso è però sempre quello ambulante, che però avverte una prima flessione a causa di una crisi mondiale che riduce consumi, feste e fiere (dove il cinema viene abbondantemente utilizzato). Il mercato italiano tocca il suo apice nel 1908 dove le 500 sale distribuite sul territorio nazionale producono un incasso complessivo di 18 milioni di lire. Nello stesso anno però un decreto cardinalizio vieta ai sacerdoti di vedere qualsiasi film.

Uno dei migliori operatori del paese, Roberto Omegna, realizza una serie di documentari esotici con il socio imprenditore torinese Arturo Ambrosio, ottenendo grande successo con Caccia al leopardo (1908).  In questo decennio vengono realizzate le prime opere tratte dalla letteratura italiana come La sepolta viva (1908) di Enrico Vidali e I promessi sposi (1909) di Luca Comerio. Per differenziarsi dai prodotti commerciali e ricavare una spettacolarità propria, molti registi italiani si allontanano dalla Film d’Arte Italiana, fondata nel 1909, che è in realtà una succursale della casa di produzione francese Pathé che lavora soprattutto assorbendo figure provenienti dal teatro. Sempre nel 1909 è utilizzata per la prima volta la dicitura “messa in scena di” nel film Beatrice Cenci di Mario Camerini, consegnando per la prima volta in questo paese dignità alla figura del regista.


[1] Paolo Russo. Breve storia del cinema italiano. Lindau. Pg. 12-13

[2] A. Bertolotti. Guida al cinema erotico & porno. Odoya. pg. 227

[3] Paolo Russo. Breve storia del cinema italiano. Lindau. pg. 46

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