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1895 – 1909 // FRANCIA

In Il Tempo Ritrovato on 25 agosto 2011 at 14:33

L’industriale Luis Lumière (in collaborazione con suo fratello più grande Antoine) non è il primo ad inventare il cinema, ma il primo ad inventare il cinematografo. La prima ripresa ufficiale Uscita dalle officine Lumière (1895) di Luis Lumière, avviene proprio all’uscita degli stabilimenti della sua famiglia, nella quale figurano anche il padre e il fratello che escono a bordo di una carrozza. A questo esperimento seguono altre riprese come il celebre L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1905). La prima rappresentazione pubblica ufficiale è del 28 dicembre 1895 nell’ambigua saletta Salon Indien del Grand Cafè, con la proiezione dei vari lavori dei fratelli Lumiére. I 35 parigini che partecipano a questo evento rendono il fenomeno così ampio e diffuso che in breve tempo le proiezioni dei Lumière toccano quota 2500 paganti al giorno [1]. È un inaspettato successo, visto con diffidenza proprio dai fratelli inventori dello spettacolo del secolo. In un certo senso Luis Lumière si può considerare come il primo autore di un documentario, il primo ad usare una specie di grezzo montaggio nei suoi documentari, ed il primo a servirsi del travelling (carrellata) in alcuni suoi prodotti. Purtroppo però il suo cinema entra in crisi relativamente presto e principalmente per due motivi: per un incendio che provoca la morte di 120 spettatori (e che contribuisce ad allontanare per un po’ il cinema dalle città e relegarlo ancora tra baracconi festivi); e per la mancanza d’idee perchè per quanto varia potesse essere la produzione, i documentari la non potevano per troppo tempo coprire. Il primo periodo di produzione infatti è concentrato in riprese di vita quotidiana o di paesaggi esotici o metropolitani e la ditta Lumière si rifornisce di materiale girato grazie a operatori alla macchina da presa sparsi in tutto il mondo e tra i quali primi pionieri Alexander Promio e Mesguich. Ristampato dopo le sue prime uscite pubbliche, il loro brevissimo Il giardiniere (1896) è considerato il primo film (in senso di fiction) della storia del cinema poiché i due celebri fratelli ricostruiscono una situazione e non attingono più “direttamente” dalla realtà. Un altro francese allora, alla pari dei suoi colleghi fondatori del cinema transalpino, Georges Méliès (presente in quel dicembre alla prima proiezione pubblica dei Lumiére), pareggia questo evidente limite del cinema delle origini francese, con un produzione spesso fantastica (non documentaristica) e ricca di idee. Considerato come forse il primo autore di una vera rappresentazione cinematografica come pura fiction, Méliès (prima di tutto prestigiatore di professione) è soprattutto pioniere del cinema d’immaginazione, di un cinema che non si limita a rappresentare la realtà e l’ordinario ma che, rifacendosi soprattutto al teatro, costruisce storie a sé, ricorrendo spesso alla scenografia. Considerando ancora il periodo storico in cui il cinema sta cercando una sua dimensione, non possono esserci ovviamente dei primi tentativi di avvicinamento alla storia e soprattutto alle figure dei classici greci e latini. A dirigere un primo film dove si prende spunto proprio dalla cultura classica romana (che definisce il genere peplum) è invece l’operatore dei fratelli Lumière, Alexander Promio (di origini italiane, primo operatore accreditato nella storia del cinema, dopo i fratelli Lumière), che realizza in questo paese Néron essayant des poison sur des escalves (1896). Così come è accaduto per la pittura e la fotografia, il nudo appare anche nei primi prodotti cinematografici: il primo nudo integrale è di Louise Willy nella pellicola Le bain (1896). Lo stesso Alexander Promio è celebre per aver realizzato la prima carrellata della storia del cinema, a bordo di una gondola fra i canali di Venezia nella breve ripresa Approdo di una gondola ai SS. Giovanni e Paolo (1896), in realtà da lui considerata un errore e invece “scoperta” dai Lumiere come novità del sistema di ripresa. Méliès è il primo invece ad aver realizzato un film ispirandosi alla Grecia classica, Pygmalion et Galatée (1898), film che consolida il genre. In questi anni la famiglia Lumiére rifiuta la vendita del proprio brevetto a Georges Méliès considerando solo i profitti monopolistici, il cui sfruttamento era considerato molto breve per quello che credevano un passeggero l’interesse del pubblico verso le novità da lui introdotte. Assieme ai temi classici si affaciano quelli religiosi e cavallereschi: la prima realizzazione cinematografica del mito di Giovanna d’Arco è Exécution de Jeanne d’Arc (1898) di Georges Matot [2]. Si può dire che con il film Le voyage dans la Lune (1902) Georges Méliès si guadagna un posto nella storia del cinema oltre ad essere uno dei pionieri, realizzando un gran film di genere fantascientifico che portò lo spettatore direttamente sulla Luna, scaraventandolo nelle sue più alte ambizioni, e chiaramente ispirato ai racconti di Jules Verne, padre della fantascienza in letteratura, che forse ha davvero colto il carattere essenzialmente onirico del cinema [3]. Analizzando gli aspetti che man mano si andavano più professionalizzando, la figura del supervisore (direttore artistico) di una compagnia di produzione è utilizzata per la prima volta ufficialmente proprio in questo paese, quando cioè la società di produzione Pathè assolda il regista Ferdinand Zecca con questo tipo di contratto. Il mercato cinematografico è infatti in questo inizio di secolo monopolizzato in realtà dall’omonimo colosso cresciuto da Charles Pathè al quale cerca di opporsi il solo Léon Gaumont e la sua società di produzione Gaumont Film Company. Ancora il regista Georges Méliès definisce meglio il genere storico con la pellicola Couronnement de roi Edouard VII (1902). Nel 1905 la casa di produzione Pathè mette a segno forse il colpo più grosso del decennio, stringendo uno strettissimo rapporto di lavoro con l’attore Max Linder il quale, meno attento alla comicità clownesca delle prime produzioni, influisce sul genere comico (molto in voga) con occhio critico ai costumi, concentrandosi sulle psicologiche dei personaggi ed elaborando una maggiore complessità del fotogramma. La sua popolarità in Francia si eclisserà infatti solo al termine della prima guerra mondiale, soppiantata da quella di Charlot (Charles S. Chaplin), debitore dichiarato nei confronti dell’attore impegnato Pathè. Il primo film di genere poliziesco a tutti gli effetti è prodotto proprio in Francia, ed è Storia di un delitto (1906) di Ferdinand Zecca [4]. A mostrare le invenzioni nel campo dell’animazione è invece Emile Cohl che realizza diverse pellicole, per oltre un decennio, a partire dal 1908, anno in cui vengono fondate contemporaneamente due particolari produzioni cinematografiche che, invertendo la tendenza, attingono la maggior parte dei propri dipendenti dal teatro: la Film d’Art e la Société Cinématographique des Artistes e Gens de Lettres.


[1] Vito Attolini. Dietro lo schermo. Progedit. pg. 167

[2] Matteo Sanfilippo. Historic Park. La storia e il cinema. Elleu. pg. 122

[3] Antonio Costa. Sapere vedere il cinema. Bompiani

[4] Giorgio Gosetti su LINDAU. 

  1. […] quale è parecchio attivo in questo campo già negli stessi anni in cui in Francia i più celebri fratelli Lumière brevettano le loro scoperte [1]. Robert W. Paul però propone da subito un cinema molto più […]

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