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1895 – 1909 // U.S.A.

In Il Tempo Ritrovato on 24 agosto 2011 at 01:10

Il primo e più grande centro di produzione è a New York, soprattutto perché questa città è anche uno dei principali centri d’affari dell’intero Paese. I brevetti del cinematografo sono praticamente tutti di Thomas Alva Edison il quale, per prima cosa, quando ancora non ha trovato il brevetto vincente, apre ugualmente nel 1894 il primo Kinetoscope Parlour [1], una sala nella quale mette a disposizione tutti i vari “attrezzi di proiezione” pronti per strabiliare il pubblico. Poco dopo inventa e brevetta definitivamente il kinetografo (per imprimere le immagini, e grande quanto un pianoforte) ed il cinetoscopio (kinetoscope) poi seguito dal suo primo proiettore, il Vitascope, utilizzato per la prima volta il 23 aprile 1896 al Music Hall di New York, e realizzato grazie anche al supporto di Thomas Armat. Le primissime case di produzione che nascono per rifornire di filmati il mercato dei kinetoscope sono sparse per tutto il Paese: Edison, Biograph e la Vitagraph le principali. Dagli albori del cinema dunque, e fino al 1907, tutti i film sono girati in questi studios, compresi i primissimi western. La prima realizzazione a soggetto è Life of an american fireman (1903) di Edwin Stanton Porter, autore della Edison che poco dopo realizza quello che è considerato come il primo film western, La grande rapina al treno (1903). L’importanza di questa pellicola è nel montaggio narrativo (anche se primitivo e composto da singoli quadri) e nell’uso soprattutto del primo piano (celebre bandito che spara verso la macchina da presa). Nella città di Pittsburgh nel 1905 nasce la prima sala completamente adibita a cinema, pensata e realizzata da John P. Harris e Harry Davis, prototipo dei nickelodeon, non proprio cinema ma cantine, rimesse e simili luoghi adibiti a sale di proiezione. Si tratta di sale il cui ingresso costa un nickel, e dal quale deriva appunto il loro nome. Il regista J. Stuart Blackton, sotto contratto invece con la Vitagraph, nel 1906 realizza disegni animati in serie che, proiettati, “alludono” al movimento. Uno dei suoi lavori consiste principalmente di rudimentali effetti speciali, The magic fountain pen (1906), per la casa di produzione Edison. Nello stesso anno sono introdotte le lampade ai vapori di mercurio per realizzare le prime riprese anche negli interni. La pellicola A corious dream (1907) di J. Stuart Blackton utilizza le didascalie di Mark Twain. Nello stesso anno a Chicago nasce il primo Board of review, forse il primo organo censore degli Stati Uniti, con il compito di controllare la moralità dei prodotti cinematografici. Il commercio intanto trova un mercato, prima ancora di una vera arte cinematografica, e proprio grazie all’improvvisa proliferazione dei nickelodeon che, già nel 1908, raggiungono oltre un migliaio di sale. Per riempire questi luoghi sono realizzati soprattutto filmetti comici o d’avventura che danno vita alla figura tipica del cinema americano: l’uomo comune, il protagonista con il quale è più facile l’identificazione del pubblico. Autore di sketch comici e capostipite del genere farsesco è il prolifico Mark Sennett, proprietario della casa di produzione Keystone. Sempre nel 1908 nasce anche il primo settimanale sul quale si scrive solo di cinema, il View and film index ed esordisce il regista David W. Griffith con il film Le avventure di Dollie. Proprio a lui si deve il fatto di aver risolto il problema dei graffi sulla pellicola con l’imposizione dell’uso dei guanti bianchi. Negli stessi anni si passa dal camera-system al director-system, viene definita cioè la prima vera differenza tra l’operatore (chi sta dietro la macchina da presa) e chi dirige gli attori (il regista). Tutto il decennio è comunque caratterizzato da vere e proprie faide tra le diverse case di produzione, tra denunce su brevetti e accuse antimonopolistiche, soprattutto nei confronti del colosso Edison che, grazie ai contratti con la Kodak ed a una catena di esercizi, già copre l’intero sistema di produzione e fruizione del cinema nel Paese. In risposta ai primi tentativi di cinema indipendente le più grandi case di produzione costituiscono su tutta la costa est il cartello Motion Picture Patent Company, siglato dalla Edison, la Biograph, la Vitagraph, la Selig, la Essanay, la Lubin e la Kalem, con l’obiettivo di controllare le attività cinematografiche, bollando come illegali tutte le produzioni e proiezioni effettate da chi non è iscritto al cartello. Per contrastare i costosi diritti detenuti da questo vero e proprio oligopolio, i cineasti e i produttori indipendenti, sono costretti a trasferire le loro risorse in California, nella zona di Los Angeles, non molto lontano dal Messico, a quella che da lì a poco diventerà la mecca del cinema mondiale: Hollywood.


[1] Francisco J. De la Plaza e Maria Josè Redondo. Il cinema-Tecnica e storia della settima arte. Fenice 2000. pg. 11

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