Living Cinema

2 – Giglio infranto (1919)

In Senza categoria on 23 agosto 2011 at 19:21

Giglio infranto – David W. Griffith (U.S.A. – 1919 – 84′ b/n – Tit.Or. Broken blossom or The Yellow Man and The Girl )

con: Richard Barthelmess, Donald Crisp, Lillian Gish, Edward Peil. 

Broken blossom or The Yellow Man and The Girl è sì l’adattamento di un romanzo di Thomas Burke, ma nella cinematografia americana è soprattutto il primo film di genere melodrammatico perché meglio di tutti, fino a quel momento, ne ha chiarito gli elementi principali: protagonista che non riesce a conquistare un forte amore/obiettivo, contesto ristretto allo scandalo famigliare, e tanto di morte di tutti i protagonisti principali. Non poteva non piacere infatti alla Nouvelle Vague. Molto asciutto rispetto ai precedenti colossal di Griffith, con una grande cura del fotogramma e della luce (molta è anche farina del direttore della fotografia Billy Bitzer), il film mostra anche una superiore consapevolezza del montaggio e della distribuzione dei singoli quadri, più affascinanti e complessi. Questa consapevolezza esalta il “volume” affettivo minore del film, non più quindi quello ottenuto solo con il montaggio ma con un più sottile rapporto tra i protagonisti. In questo caso in particolare, si tratta di un incontro fra culture (cinese e inglese), scelta per la verità forse più legata alla necessità di Griffith di scrollarsi il marchio di regista razzista che si era guadagnato con Nascita di una nazione (1915), che una vera necessità narrativa (ed infatti, a guardare bene il titolo originale del film, è anche evidente una certa superficialità nel nome del protagonista maschile: uomo giallo). Concentrandosi maggiormente sugli attori e la recitazione, Griffith offre allo sguardo una sorprendente Lillian Gish (che aveva già lavorato con lui in precedenza), vittima sacrificale, preda sempre in gabbia, la cui scena con il padre armato di scure sembra quasi citata in Shining (1981) di Stanley Kubrick, in quanto a violenza.

Attento alle produzioni straniere (vide Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone prima di fare Nascita di una nazione) non si può escludere comunque che a sua volta anche Griffith non sia rimasto influenzato per Il giglio infranto dai film danesi prodotti nello stesso periodo, connotati da enfasi e forti caratterizzazioni psicologiche dei personaggi (elementi non troppo considerati infatti nei suoi precedenti lavori più tecnici) e che abbia quindi lavorato di sottrazione sulle consuete enfatiche movenze della maggior parte degli attori in quel periodo. Con più approfonditi studi sulla luce anche, emerge una più elaborata la sensualità, per l’epoca, come nella scena delle avances del fioraio o durante il lento avvicinarsi dei due protagonisti. Alla base c’è comunque una solida (struggente) storia dal sapore dickensiano, di due amori marginali che non possono essere felici, che hanno bisogno uno dell’altra ma che faticano a riconoscersi se non nel dolore: sebbene Lucy non capisca perche il cinese si prenda cura di lei, è alla sua morte che l’amore pacifico del

cinese si trasforma in vendetta e quindi morte. Proprio questo però è uno degli aspetti più ambigui di questo film, perché il senso della vendetta viene consumato come un gesto dovuto che, visto il successo all’epoca del film, ne ottiene una larga approvazione. Finale forse più consono al genere western, icona della morale americana e spesso vero polso del clima culturale del Paese.

Tornando al montaggio, strutturato con particolare elaborazione di tutti i dettagli, Griffith fa tesoro di quello già sperimentato nei film precedenti, e vi ricorre come sempre nel finale, mettendo in parallelo l’incontro di pugilato e l’avvicinamento sentimentale tra i due nuovi amanti, ottenendo un interessante effetto di contrasto, liberatorio. Tutto il film ha comunque un ritmo molto sviluppato per l’epoca, si tratta infatti di una storia molto compressa, concentrata emotivamente, tutta d’un fiato, il cui ritmo è sempre sostenuto dall’uso del mascherino, dei dettagli, del colore, della luce. Un film che diventa capostipite di tecnica e genere, come la maggior parte dei film di Griffith, e come lo stesso Godard sostiene. Se non ci fosse stato Griffith il cinema avrebbe forse fatto la fine che i fratelli Lumiere avevano (erroneamente) predetto.

Costato circa 90.000$, girato in soli diciotto giorni, incassò una cifra molto vicina al milione. Fu la prima distribuzione ufficiale della nuova United Artists Corporation. Anche il melodramma più fangoso del muto può trovare un suo riscatto in mano a Griffith [i]. Esiste un remake ufficiale, praticamente omonimo, Giglio infranto (1936) di Hans Braham.

Trama. Un cinese buddista viene mandato in Inghilterra per convertire l’Occidente alla sua religione. Al porto incontra alcuni marinai ubriachi che danno inizio ad una rissa dove lui interviene da paciere. Nel Limehouse, degradato zona della capitale, il cinese girovaga in strada infreddolito, disoccupato e solitario, tanto che, perché non riesce ad integrarsi, frequenta una fumeria d’oppio abitualmente utilizzata da altri connazionali. Al porto invece, in una baracca, il rozzo pugile Buttling Burrows discute sul prossimo incontro con il suo agente. Tra i due le cose non si concludono e Buttling si sfoga violentemente con la figlia Lucy. Buttling è soprattutto un alcolizzato. Il giorno dopo Lucy, mentre il padre è in una bettola ad ubriacarsi, passando per le strade di White Chapel si innamora di alcuni gigli in vendita dal cinese Occhio Cattivo, ma non avendo abbastanza soldi per acquistarli lui le fa alcune proposte di scambio. Il cinese buddista si intromette e libera Lucy dalle ambigue avances di Occhio Cattivo. A casa Lucy viene ancora una volta picchiata dal padre per un futile motivo così, piena di ferite, si allontana di notte e si rifugia nel negozio dove il cinese ha trovato lavoro. Lui la porta sul piano di sopra e si prende cura di lei, regalandole qualche giorno dopo, un vasetto con alcuni gigli. Una spia la scopre e corre subito a dirlo a Buttling, appena sconfitto in un incontro di pugilato. Il padre, accompagnato dalla spia, si reca nel negozio e trova Lucy da sola nel letto. Le ordina violentemente di cambiarsi e di andar via con lui, ed intanto distrugge tutto quello che gli capita per mano. Avvertito proprio da Occhio Cattivo, il cinese torna al negozio ma non trova nessuno. Il cinese corre allora a casa di lei, dove intanto Lucy è stata pestata da Buttling, e si scontra con il padre. Armato di pistola il cinese uccide Buttling mentre questo cercava di colpirlo con un’accetta. Il cinese prende Lucy, ormai in fin di vita, e la porta di nuovo nella sua camera al piano di sopra del negozio. Viene ritrovato il cadavere del pugile, ed anche Lucy ormai muore nel letto del cinese, che a sua volta decide di togliersi la vita.


[i] Fernaldo Di Giammatteo. Dizionario del cinema americano. Editori Riuniti.

  1. […] Keaton escono dall’anonimato e mentre David W. Griffith gira il primo vero melò americano: Il giglio infranto (1919) nello stesso anno in cui il regista, assieme a Charles S. Chaplin (Charlot), Mary Pickford e […]

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  2. […] Giglio infranto (1919) (livingcinema.wordpress.com) […]

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