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Titicut Follies: la visione coinvolta.

In DropOut on 17 agosto 2011 at 14:07
Titicut Follies

Image via Wikipedia

Titicut Follies  – Frederick Wiseman (U.S.A. – 1967 – 84′ b/n)

Quando l’avvocato Frederick Wiseman entrò per la prima volta nell’Istituto di igiene mentale a Bridgewater, nello stato del Massachusetts, accompagnato da una ridotta troupe capeggiata dal direttore della fotografia John Marshall, era la prima volta che stava facendo quello per cui era lì dentro: cinema.

Poco prima di girare Titicut Follies infatti, Wiseman aveva solo fatto il produttore di un altro lavoro (The Cool World nel 1963) e quello che stava invece per raccontare da Bridgwater probabilmente non lo aveva ancora mai visto nemmeno lui. Il risultato fu Titicut Follies, un crudo documentario sulla realtà di un Istituto per l’igiene mentale, il cui titolo prende ispirazione dallo spettacolo teatrale organizzato dal direttore di questo istituto e realizzato dai suoi pazienti.

Ostacolato e censurato nella maggior parte degli stati d’America, dove fu bandito fino al 1992 con l’accusa di violazione della privacy dei detenuti (in realtà tutti consenzienti, parenti compresi), il film fu subito fatto sparire in realtà perché pericoloso. Troppo diretto. Ciò che davvero si voleva evitare era infatti un racconto senza filtri di un sistema decadente. Per lo stesso motivo probabilmente, il film fu visto invece in Europa, dove ottenne anche due piccoli ma significativi premi con la segnalazione come Miglior film sulla condizione umana al Festival Dei Popoli e il premio Miglior Film al Mannheim International Filmweek, entrambi nello stesso anno della sua uscita nelle sale.

Una volta (al cinema lo racconta BedlamManicomio (1946) di Mark Robson) i pazienti dei manicomi venivano considerati vere e proprie attrazioni per le quali si pagava anche un contributo per assistervi, ma con Wiseman la storia si aggiorna, e questo spettacolo si apre al cinema ed alla massa, e diventa presente, non più mito. Con Wiseman allo spettacolo del Titicut Follies partecipano tutti, compresi il direttore e gli infermieri/secondini che sostengono man mano l’improvviso testo del documentario, e che contenti e soddisfatti si vantano di come tutto è gestito e amministrato, dal rapporto con gli spazi, a quello con i pazienti, fatti principalmente di carne e umore. Una follia collettiva cantata davanti alla silenziosa macchina da presa.

Sconvolge sapere che è tutto vero, che una troupe è stata per quasi un mese nello stesso luogo, nell’Istituto di Igiene Mentale di Bridgewater, riprendendo tutto quello che accadeva senza mostrare né timore, né moralistica pietà, in un luogo frequentato da infermieri (?), da un direttore con la passione per il teatro, ma anche da veri criminali dichiarati non in grado di intendere e volere. Sconvolge perchè stare lì dentro, ad ascoltare le urla rabbiose dei pazienti sotto la doccia o un canto che parla di in una chinatown che sta tutta nella propria testa, stare lì con macchina da presa, è coraggioso e spaventoso. E questo spavento coinvolge.

Noi siamo lì dentro, e se potesse, nel momento della sua esplosiva ed incontenibile gioia, il direttore dell’Istituto potrebbe anche metterci un braccio sulla spalla e stringerci a lui, e sorriderci… spaventandoci. Noi siamo lì, ed in alcuni momenti non vorremmo esserci. Senza evidente contraffazione del materiale umano (se non il montaggio dello spettacolo teatrale come prologo/epilogo, a servizio di una ironica e crudele riflessione sulla follia) Wiseman si mette da parte partecipando, osservando, facendo vedere anche a noi, tutto.

Friedrick Wiseman: un regista spietato e freddo nella scelta del tema e nell’uso del mezzo, che con i successivi lavori sceglierà anche il proprio segmento, l’interstizio dove porre questo suo distaccato sguardo. Prendendo spunto dai suoi studi (laurea in legge) Fredrick Wiseman ha proseguito sulla strada di Titicut Follies realizzando altri importanti documentari come High School, Law and Order, Hospital, e poi ancora altri come Jouvenile Court, Welfare… Pesanti sguardi coinvolti che metteranno gli Stati Uniti di fronte al proprio corpo sociale, svelandone ferite sanguinose e titicut follies.

Buona visione.

  1. […] Come spesso accade nei lavori di Wiseman, che mantiene una invidiabile distanza, un distaccato coinvolgimento registico, si entra nell’oggetto del racconto come raramente accade per un documentario, gradualmente, senza mai alcuna forzatura che sia musicale o linguistica, in quella che è l’ordinaria e quotidiana vita di tutti gli abitanti di queste palazzine. […]

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